Oltre il gol, un cortometraggio sullo sport come mezzo di educazione e crescita

Lo sport, i ragazzi, gli educatori, i genitori: questi i protagonisti di “Oltre il gol”, un progetto che nasce dal desiderio di dare voce alla storia ma anche ai vissuti interiori dei ragazzi che praticano il calcio in società dilettantistiche, ma non solo, i riflettori sono puntati anche sui genitori e sulla figura dell’istruttore.

"Oltre il gol", cortometraggio di 30 minuti prodotto dalla Looks Video per la regia di Ernesto Vagnoni con Marco Trabucchi e Federico Lenhardy, è stato presentato venerdì 12 ottobre in conferenza stampa alla presenza del regista, degli attori e dei rappresentanti delle istituzioni che a vario titolo hanno collaborato.

Alla conferenza stampa erano presenti l'assessore allo sport Sergio Loggi per il Comune di Monteprandone, l'assessore allo sport Pierluigi Tassotti per il Comune di San Benedetto e la dott.ssa Alessandra Mosca psicologa della sport.

Il docufilm, infatti, gode del Patrocinio e del contributo del Comune di Monteprandone e del Patrocinio del Comune di San Benedetto del Tronto, del Consiglio Regionale Assemblea Legislativa delle Marche, del Coni Delegazione Provinciale di Ascoli Piceno e della Lega Nazionale Dilettanti Marche.

Al cortometraggio hanno collaborato anche: Andrea Giancarli (aiuto regia), Alberto De Angelis (direttore esecutivo),  Alessandro Bartoletti (operatore video), Luca Evangelista (actor coach per la recitazione), Vincenzo Marconi Sciarroni (fonico), Dario Maurizi (tecnico del suono), Davide Castagnetti (direttore della fotografia), Diletta Ciccanti (trucco),  Luca Addari (scenografo), Sonia Costantini (pianoforte), Loris Salvucci (armonica e flauto traverso), Letizia Bellabarba (segreteria di edizione), Gregorio Firmani (grafica).

Il cortometraggio verrà proiettato mercoledì 17 ottobre, alle ore 21, al Teatro Concordia di San Benedetto del Tronto.

Obiettivi progettuali: in "Oltre il gol" la volontà è quella di far luce sul ruolo e sulla relazione tra le varie figure che gravitano intorno alla realtà, in questo caso calcistica, ma che ritroviamo in qualsiasi società sportiva. L’obiettivo è profondamente educativo ma ciò non può che avvenire attraverso un percorso di analisi e comprensione di tutte le figure componenti.

Oggi a differenza del passato, una società sportiva è a tutti gli effetti un’agenzia formativa, lo sport è utile alla crescita psicofisica del ragazzo ma altrettanto utili e generalizzabili sono i potenziali obiettivi educativi da raggiungere. Non basta fare sport per crescere in modo corretto, ma occorre farlo nell’osservanza di un’etica professionale propria di tutti gli educatori. “Se lo Sport è praticato in un ambiente in grado di tutelare i diritti del bambino così come emergono dalla carta dei diritti del giovane sportivo, ecco che tutti i bambini sono messi nella condizione di usufruire dei valori formativi che lo sport offre.”

Le competenze che divertendosi si possono e devono apprendere attraverso lo sport, sono quelle di: socializzazione, rispetto delle regole, familiarizzazione con la vittoria e la sconfitta, sperimentazione e gestione delle emozioni, impegno e volontà, rispetto dell’avversario e del proprio corpo, lealtà e corretto agonismo, tutto condito da tanto sano divertimento, imprescindibile per un duraturo apprendimento. Per percorrere questa via è necessaria la collaborazione ma anche una formazione di tutte le figure di quello che possiamo definire il triangolo relazionale: genitori-istruttori- ragazzi.

L’istruttore ha una forte influenza sui ragazzi, è un punto di riferimento, sia per gli atleti che lo vedono come modello di identificazione sul piano agonistico e umano, spesso come una sorta di sostituto della figura genitoriale, sia per i genitori stessi, che lo vedono come un punto di riferimento per parlare del figlio.

L’obiettivo dell’educatore è di formazione dell’uomo, condizione imprescindibile per giungere a quella dell’atleta. In qualsiasi contesto sociale ed educativo, come in quello sportivo, il ruolo dei genitori è cruciale, poiché investe il figlio di aspettative riguardo per esempio ai suoi successi e insuccessi. Le relazioni che i genitori intrattengono con gli allenatori possono essere utili e anche collaborative, o al contrario stressanti e perfino nocive: il giovane sportivo si trova coinvolto in un conflitto che non può controllare ma di cui paga pegno sentendosene responsabile. Il rispetto dei ruoli è alla base del successo.

Entrando nello specifico del cortometraggio, attraverso la storia di ogni bambino si vuole far luce su una particolare tematica: l’invadenza del genitore, l’assenza del genitore, il campionismo, l’alimentazione, il disagio economico, la malattia, la crescita umana e sociale, il sacrificio.

Partendo dal semplice presupposto che attraverso il potersi osservare dall’esterno si può compiere una grossa opera di consapevolizzazione, in chiave ironica ma allo stesso tempo realistica e commovente, il cortometraggio propone varie tipologie di genitore, di allievo, di istruttore, auspicando che ognuno di noi possa trarne personali spunti di riflessione.

Come già detto lo sport scelto in questo caso è il calcio, in quanto è quello più praticato nel nostro Paese, ma il messaggio educativo è generalizzabile a qualsiasi altro Sport. I principi sono universali in quanto ogni sport può diventare una fonte di ispirazione ed espressione del materiale umano ed ogni insegnamento appreso diventa applicabile in ogni contesto di vita.

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